The Abstract Truth

Artwork by





a = A
Keine Schönheit ohne Gefahr
Personali incursioni
di un maniaco asintotico
nell'impero dei segni.
Datzebao dei proclami
del partito unico
dell'asteroide U.R.A.S.S.I.
Unione Repubbliche Aliene
Sbiellate Sovietiche Interiste.
Basta con queste parole
immagini oggetti simulazioni
incessanti accavallate contraddittorie
discutibili spassionate prevenute
ambigue : la fine è vicina.
Ma nella fine c'è il mio inizio
così io prometto di ricominciare.
Prometto di sbagliare ancora
e prometto di sbagliare meglio.
The abstract truth is no real.
Il reale è una simulazione
saremo per il partito preso dell'illusione
Luna Park personale e virtuale
quasi gratis poco da pagare,c'è tutto
la stanza degli orrori
il labirinto degli specchi
ovviamente le montagne russe
e gli autoscontri
lo zucchero filato e l'odore delle frittelle.
Faraway, so close.
I'm the passenger
on the magic bus.
Se non ti batti per qualcosa
qualcosa ti batterà.
Ci siediamo dalla parte del torto
perchè gli altri posti
sono tutti occupati.
Avere la pazienza di accettare
quello che non può essere cambiato
la forza per cambiare
quello che può esserlo
e l'intelligenza lucida
per saper distinguere le due cose.
Produci - Consuma - Crepa
Aldo dice ventisei per uno...
Io rispondo Telecaster Kalashnjkov.
La maggior parte della gente fallisce
per aver investito troppo
nella prosa della vita.
Essere andato in rovina
per la poesia è un onore.
Poetry makes nothing happen.
We work in the dark
we do what we can
we give what we have
our doubt is our passion
our passion is our task.
The rest is the madness of art.
Words.
They gave me the wound
they'll get me well.
If you believe it.
Walked out this morning
don't believe what I saw.
A hundred billion bottles
washed up on the shore.
Seems I'm not alone
at being alone
a hundred billion castaways
looking for a home.
Punx not dead.
No future for humans
let's be aliens!
I'll see you
on the dark side of the moon.
on the art side of the doom.


Einstürzende Neubauten
Astract-M.Titchner
B.Brecth-O.Wilde
S.Agostino-CCCP
L.Cohen-H.James
J.Morrison-Sting
Nemo-Pink Floyd




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_______________________



le coeur, organe intrèpide et tenace



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settembre 2003



--- NOW & FOREVER ---


_________________________
Storia di un uomo-alieno
che scoprì l'occhio della mente
si perse nel suo labirinto
infine trovò la stella guida
diventò un alieno asteroidale
con un ala sola per volare via
salire almeno un pò




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vorrei linkarvi tutte/(i) ^_^
io ci provo, ma come si fa?
siamo milioni di milioni
fatico già coi miei neuroni...




certi vent'anni restano sempre



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il mio stregone profeta
e la mia bibbia personale ^_^



"
Telecaster Kalasnjikov
chitarre come mitra
per battaglie senza sangue




always take care! ^_^



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che sentitamente ringrazia
absinth
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venerdì, novembre 26, 2004
 

oggi la mia principessa, la mia Zeta se n'è andata per sempre. l'ho dovuta far sopprimere perchè era molto malata senza speranza e soffriva troppo. ora sono io che soffro troppo. era una gatta dolce, carina, affettuosa, socievole, bellissima, veramente speciale. aveva solo 8 anni, la mia età più o meno, in rapporto alla vita di un gatto. l'avevo presa trovatella che aveva meno di un anno in asilo per gatti abbandonati, e lei aveva scelto me. poi è stata tanto anche coi miei genitori. le volevamo tutti un bene dell'anima, era sempre di grande compagnia. ora non c'è più, ma per me è come se non se ne fosse andata, sento che la porto dentro di me. e così sarà per sempre. è incredibile quanto ci si possa affezionare ad un animale, soprattutto ad un esserino così dolce e innocuo. chi non l'ha mai avuto forse non può capire, diventa come uno di famiglia. e vale più di molti umani estranei, specie comunque decisamente sopravvalutata, e spietata con la natura. domani la porterò e la seppellirò nel terreno della nostra casa di campagna, perchè riposi in pace. una vecchia pietra che ho gli farà da lapide. così che sia reso un pò di onore alla morte di chi ti ha dato così tanto. (molti li lasciano dal veterinario, come oggetti rotti che vanno nella spazzatura, incredibile)
la morte è una cosa di cui tutti sappiamo e che ci aspettiamo, ma per contro non siamo mai pronti ad affrontarla. lascia sbigottiti come bambini, abbattuti oltre misura e senza parole decenti o appropriate. chissà perchè. quindi finirò con un semplice saluto alla mia Zeta : ciao piccola mia, ti amerò per sempre.



pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 02:45 | commenti (5)
mercoledì, novembre 24, 2004
 

angels and devils all around me
taking me on and over
whirling air like a old car wheel
pulling me up and down
like the wild grass of a lost meadow
I breath the new air
I breath the same smoke
again and again
I'll be here with my iron lungs
with the songs in my eyes
till my last tongue will brake.













pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 17:56 | commenti (4)
lunedì, novembre 22, 2004
 

 Prima



il morso dolce è feroce
caglia nel vuoto la sete,
bianca di gesso e selvatica
su labbra nascoste nei secoli secchi

l'attesa è già freccia in caduta

è tuffo e incanto e ginocchia
spavento sul ciglio del cuore steccato
nel prato

io punto col petto

acqua alta, alta, alta
convocati terrestri e celesti
sogno sui sassi profondi
il fasciame provato cerca un adagio
il bacio, lo schiocco di un onda

cercare non è nelle righe
soltanto nei metri
ma maglie di battiti sghembi
gettati nella calce nell'erba
in faccia a colpire ad aprire

è lampo è tenebra è lampo è tenebra
"tieni, umano : o rogo o ghiaccio"
la folla che spiuma e trema
non ha via di velluto
nè scolo morbido.

ma guarda, una mano piccina
rotea una biglia cangiante

                   bisbiglia qualcosa di noi
                   in un sorriso vecchissimo
                   comunque ci tiene.

































pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 21:42 | commenti (1)
venerdì, novembre 19, 2004
 

voglio la mia parte
del bottino di guerra
ho bisogno di palpebre nuove
di un gelato alla spuma
di una notte infinita
di una vista delicata
di un balcone non pericolante
di una fisarmonica privata
di una picozza da ghiaccio
di una cucitrice organica
di uno sconto di pena
di una carica di cavalleria
di guanti di velluto
di un'altra città
e la mia testa caduta
rimessa al suo posto,
tra i dischi, sotto lo stereo.



















pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 02:29 | commenti (3)
martedì, novembre 16, 2004
 

qualcuno ultimamamente ha scritto in un libro che i tempi verbali al futuro stanno scomparendo dal linguaggio parlato. ergo, il futuro non si parla più. e ognuno giù col suo perchè. io dico la mia, mi lancio:

nella nostra società si assiste alla continua ripetizione del presente ma anche del passato, in una speculare circolarità, ma contemporaneamente ad una direzione lineare in avanti. poi il tempo si muove su piani e livelli paralleli a velocità differenti. tutto dipende da cosa si pensa di aver sotto osservazione. per questo è così difficile pensare al futuro. ma il fatto generale è che difficile pensare compiutamente a ogni dimensione della vita che non sia solo minutamente parziale. la complessità del mondo ha di fatto eliminato ogni possibilità di ogni pensiero fortemente sistemico. la globalizzazione esiste ma non è di fatto pensabile, nè controllabile. ed è paradossale. si è persa la potenza di una grande visione soggetto-oggetto, e di conseguenza la possibilità di agire la teoria in prassi. l'oggetto, il codice, la macchina, la cosa, il sistema, ormai ci superano ironicamente. la metafora fantascientifica del mainframe di Matrix non è poi così distante dalla supposta "realtà".

il discorso è ovviamente molto più complesso, e ho cercato di sintetizzare cercando comunque di dire qualcosa di sensato.






pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 15:11 | commenti (3)
lunedì, novembre 15, 2004
 

ieri ho sentito il tempo che passando mi accarezzava la pelle.
come se fosse una cosa fisicamente tangibile.
è durato un istante. ma è stato stranissimo.




pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 20:45 | commenti (3)
 
molti macchinari sono abitati da dei piccoli spiriti, che io chiamo "nanelli". a volte sono maligni, ma volte no. per esempio il mio termosifone elettrico ha un nanello rumoroso che solo ogni tanto si sveglia, ma non fa altro che strani grattii. il bagno ha dei nanelli nei tubi che a volte mugolano come balene incinte. il pc si riempre spesso di nanelli infidi e fastidiosi. la mia moto ha un nanello al carburatore da sempre, l'abbiamo smontato ma è tornato. e poi non va mica uguale tutti giorni. è meteopatica. il clima influenza il modo in cui gira il motore. non è così facilmente percettibile ma io che la conosco da molti anni me ne accorgo. adesso ho anche un nanello nello stereo della macchina. a volte si spegne a cazzo suo. poi smanetto un pò e riparte. vuole solo un pò di attenzioni. bisogna capirli e accetarli a volte i nanelli. non ci si può sempre mettere contro, anche se qualche volta è necessario. però io così ho capito che le macchine sono a volte un pò come delle nostre protesi perdute, e hanno un'anima anche loro. e me la fa sentire meno distanti. però così si capisce anche non siamo sempre noi ad usarle, ma volte diventano, a anche causa nostra, così forti che ci rendono schiavi, sono loro ad usare ed abusare di noi.

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 18:10 | commenti (5)
 
mi è stato chiesto : cosa ci corrompe crescendo? secondo me : il senso che si complica. la trascendenza. nell'immanenza dell'infanzia non ci sono grandi ragionamenti, scelte, compromessi, sfumature, ingarbugli. tutto è così com'è. buono o cattivo. al dolore segue il la gioia e così via, come semplicemente sulla terra sempre a ogni notte segue inevitabilmente il giorno, e la luce è luce e il buio è buio. non ci sono i grigi melmosi in cui affondano gli adulti. è uno stato quasi preumano di grazia. la grazia è una delle cose più importanti che abbiamo perso con la modernità. lo diceva pasolini, lo dice la gualtieri, e lo se posso permettermi, lo dico anche io. la grazia non è la felicità nè l'allegria nè la bellezza, è semplicità, delicatezza, naturalezza, armonia, amabilità, giocondità, leggerezza. ecco quello che ci serve, meno senso impegno merci e più grazia. e non si ottiene col duro lavoro, nè con le macchine.

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 17:06 | commenti (3)
domenica, novembre 14, 2004
 

certi dolori sono come scosse elettriche. io una volta l'ho presa. vibri tutto, ti va il cuore a mille, ti fa male parecchio dove l'hai presa. ma nel giro di poco passa tutto. per fortuna non tutti i dolori, anche se forti, durano molto. ed è una benedizione.  


pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 18:35 | commenti (8)
sabato, novembre 13, 2004
 

mi sono guardato allo specchio in ascensore
avvicinandomi sempre più lentamente ai miei occhi
fissandoli dritti ininterrottamente per sei piani
si vedevano tra loro, c'era un silenzio vuoto,
erano solo occhi negli occhi, e non si vedeva niente.
sono rimasto inchiodato. sono ancora lì.








pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 04:01 | commenti (4)
 

stanotte mi sono di colpo ritrovato con un pugnale piantato nello stomaco.
e il cervello mi si è tutto aggrovigliato per poi trovarsi letteralmente azzerato.
non chiedetemi perchè. certi dolori non hanno un solo nome.
è la risacca del veleno che è antica come il mare.
se ti ritrovi lì è come essere nato, non sei stato tu.
e più hai nuotato e più ti sembra di affogare. 








pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 03:05 | commenti (1)
venerdì, novembre 12, 2004
 
Prima di spiegare agli altri quello che scrivo, aspetto che gli altri lo spieghino a me. Premettere una spiegazione equivale a limitarne inevitabilmente il senso; perché se sappiamo cosa vogliamo dire, non sappiamo però se non diciamo altro - si dice sempre dell'ALTRO – e a me interessa soprattutto quello che vi ho messo senza saperlo – quella parte di inconscio che vorrei chiamare la parte della divinità – uno scritto è sempre una collaborazione, e il suovalore sarà tanto più grande quanto minore la parte di chi lo scrive e più vasto lo spazio delle divinità. Come le muse che invocava Dante affinchè addirittura gli strappassero la pelle per renderlo fertile all’altro da sé. Attendiamo da ogni dove la rivelazione delle cose; dal pubblico la rivelazione delle nostre opere

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 02:53 | commenti (2)
 
siamo ben lontani dall'essere tanto evoluti da realizzare un caos così completo.

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 02:17 | commenti
 
me lo voglio tatuare sulla schiena

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 01:23 | commenti (2)
giovedì, novembre 11, 2004
 

I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon
I'll see you on the dark side of the moon





























pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 22:00 | commenti (1)
 

BRAIN DAMAGE

The lunatic is on the grass
The lunatic is on the grass
Remembering games and daysy chains and laughs
Got to keep the loonies on the path
The lunatic is in the hall
The lunatics are in my hall
The paper holds their folded faces to the floor
And every day the paper boy brings more
And if the dam breaks open many years too soon
And if there is no room upon the hill
And if your head explodes with dark forbodings too
I'll see on the dark side of the moon
The lunatic is in my head
The lunatic is in my head
You raise the blade,you make the change
You re-arrange me'till i'm sane
You lock the door
And throw away the key
There's someone in my head but it's not me
And if the cloud bursts, thunder in your ear
You shout and no one seems to hear
And if the band yuor'e in starts playing different tunes
I'll see you on the dark side of the moon

DANNO MENTALE

Il matto è sull'erba
Il matto è sull'erba
Ricordando giochi e ghirlande di margherite e risate
Bisogna tenere i pazzi sul sentiero
Il matto è nel salone
I matti sono nel mio salone
Il giornale tiene i loro volti piegati sul pavimento
E ogni giorno lo strillone ne porta degli altri
E se la diga si spezza molto prima del previsto
E se non c'è posto sopra la collina
E se la tua testa esplode con oscure profezie
Ti vedrò sul lato oscuro della luna
il matto è nella mia testa
il matto è nella mia testa
Affili la lama, fai la trasformazione
Mi rivolterai fino a che non sarò sano
tu chiudi la porta
e butti via la chiave
C'è qualcuno nella mia testa ma non sono io
E se la nuvola esplode, tuona nelle tue orecchie
Gridi e nessuno sembra sentirti
E se la tua band comincia a suonare canzoni diverse
Ti vedrò sul lato oscuro della luna

the dark side of the moon - pink floyd 1973





















































pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 21:33 | commenti (3)
 

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 21:25 | commenti (1)
 

in questo momento non so bene perchè ho la esatta sensazione di stare su una punta di una roccia.
e non me ne frega un cazzo di niente. aspetto solo di rotolare giù.



pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 21:22 | commenti
 

ore due e trenta del mattino.
qui e a milano sono quasi già tutti a nanna come al solito.
la differenza tra lavoro e disoccupazione.
che poi non è che sono disoccupato.
il mio da fare ce l'ho, è che non è produttivo in senso stretto.






pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 02:39 | commenti (3)
 

no alle parole adesso. baciami stupido. lasciateci stare. portateci.

valdocatre.jpg (12701 byte)


pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 02:12 | commenti (1)
 
roba per interisti : ho beccato toldo mentre tornava a casa, e l'ho impalato vivo su un cartello di divieto di sosta. scusate. però mi anche detto che la cosa non gli sarebbe spiaciuta poi neanche tanto, basta che gli tirassi una bella riga di gesso di qualche metro sotto il palo.

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 00:26 | commenti
mercoledì, novembre 10, 2004
 
in occidente si vende la testa per comprare il cappello.

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 03:09 | commenti (1)
 
la brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive vanno dappertutto

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 03:08 | commenti (1)
martedì, novembre 09, 2004
 

Here listening in loop to "Lightbulb Sun" dei Porcupine Tree.
Semplicemente magnifico, di un equilibrio raro.
Un piccolo capolavoro di pop-rock visionario.




pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 19:00 | commenti
 

sono stanco di discutere e ho freddo. dentro.

 

Natura morta, inverno

 

 

Melograni secchi e fermi

costole di alberi neri

ombre nascoste nei rovi,

il cielo stringe al sole

riflessi gelati sui muri.

 

Freddo segugio

passi brevi e svelti

occhi senza scarpe

fiato come bestie.

Dove ho visto tutto questo ?

 

Voglio sedermi

coprire le gambe con una coperta

e come una vecchietta

nella zitta penombra di una casa usata

ascoltare il giorno adagiarsi al rosso,

e col cadere delle palpebre

addormentarmi al lontano ed al vicino.
C’è un passato che brucia bene nel camino.



pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 18:54 | commenti (1)
lunedì, novembre 08, 2004
 

Pesce

 

Quando la vita scende dai suoi bastioni infiorati

e si stringe per passare nei vicoli delle ultime città

è come un pesce pescato nel buio della notte

che si rivela appena allo scarso chiarore dell’alba

quando finisce sul banco del mercato

puzza e la pelle è fatta di mille riverberi.

È pronto per essere scrutato, mangiato

e forse infine gustato.

Magari proprio non toglie la fame

                   ma nutre solo chi mendica fosforo.

pubblici cazzi miei
sputati giù un pò così
| 19:17 | commenti (7)
 

Mio fratello Ziggy

 

Nella scrittura di questo racconto non c’è niente di speciale o di particolarmente ricercato e poetico. È  solo una succinta e semplice ma fedele trasposizione dei fatti che compongono una storia. La storia di due fratelli.

 

Un tempo avevo un fratello. Era più grande di me di pochi anni, quel tanto che basta perché lui fosse avanti ma non troppo. Quel tanto che basta per essere in tensione senza spezzarsi. Infatti io e lui siamo sempre stati molto vicini, fin da piccoli, e ci volevamo sinceramente e reciprocamente bene. Lui da sempre è stato quello strano, e io quello più a posto, ma questo non ci impediva di avere un rapporto senza troppi conflitti. Anzi, io lo ammiravo e lo seguivo appena potevo, e lui volentieri mi portava con sé.

 

Si chiamava Barnaba, ma quel nome non gli piaceva per niente, così appena adolescente iniziò a farsi chiamare Ziggy dagli amici. Aveva preso quel nome dal titolo di un disco di Bowie : “Ziggy Stardust and the spiders from Mars”. Era il tempo in cui stava finendo l’epoca del glam, la “strangeitude” si stava facendo ancora più rabbiosa col punk, e devo dire che in tutta quella faccenda lui ci si trovava benissimo. Poi quel nome gli si adattava bene, così magro e dinoccolato. Ma come dice saggiamente un motto latino ”nomen sunt consequentia rerum”, i nomi derivano dalle cose, e infatti in quel nome da extraterrestre era segnato un destino.

Ziggy era uno specialista nell’andarsi a cercare situazioni interessanti, ma spesso complicate e portatrici di guai. Più di ogni altra cosa gli piaceva sperimentare, non amava scegliere ma si buttava quà e là, un po’ dove capitava, dove lo portavano il vento o l’istinto. E io spesso dietro a lui, a condivedere gioie e casini.

Poco dopo i vent’anni però lo spirito inquieto di Ziggy prese una piega più difficile, e si trasformò in disagio, sopratutto per la vita che conduceva a Milano, città che alla fine dei “fantastici” anni ottanta ormai lo aveva soffocato. Dopo una storia che gli era andata male, senza pensarci due volte prese e partì per un lungo viaggio in nord Europa. Stette via parecchio. E a dir la verità non so se in effetti tornò mai con noi.

 

Per la cronaca comunque alla fine dell’estate si presentò di nuovo alla porta di casa. Ma ci rimase poco. Andò a vivere da solo e io lo seguii non molto dopo. Ma quando lo raggiunsi ci misi poco a capire che qualcosa era cambiato in lui, qualcosa di profondo. Infatti era spesso assente, distratto e perso in riflessioni complicate e un po’ assurde, e in storie che non lo erano da meno. Ma comunque io continuavo ad assorbire molto dalla sua presenza-assenza, anche se lui non è che mi ascoltasse più molto. Io non chiedevo ma capivo.

E infatti una sera fu lui, dopo che come al solito avevamo bevuto un po’ troppo, a provare a spiegarmi quello che sentiva e che gli accadeva. Mi disse che ogni giorno che passava, sempre più una parte di lui aveva inziato a vivere distante, molto lontano. Questo l’avevo già intuito, quindi gli chiesi, ma dove? Non dimenticherò mai quello che mi rispose. Su un asteroide fantasma che gravita attorno alla terra.

Lì, mi disse, mi sento un po’ come il piccolo principe di Saint-Exupery, ho la mia vita segreta, anche se in effetti è abbastanza diverso da come stava lui. Il mio asteroide è decisamente più freddo e pietroso, ma in compenso da lì posso avere tante visioni stratosferiche o guardare dall’alto la terra girarmi sotto. Sono molto solo, e solo gli astri mi fanno compagnia in quel vuoto siderale, ma a volte si sentono musiche per gli occhi e immagini per le orecchie che sono straordinarie e sorprendenti, e i miei pensieri possono spaziare liberamente. Vedi, quaggiù, non so perché, ma una parte di me non respirava più la grazia e il mistero dell’universo, non c’era più sorpresa.

Ziggy. Lo sapevo che quel nome bizzarro prima o poi avrebbe detto la sua.

 

Passorono molti anni e successero molte cose ad entrambi. Ma le nostre vite restavano sempre come su binari parelleli. Anche se Ziggy non è che conducesse una vita esattamente convenzionale, per fortuna i periodi in cui era più là che qua si alternavano con quelli con cui era più presente. 

A un certo punto però le cose presero di nuovo una piega iperbolica. Ziggy a volte faceva un po’ il kamikaze, non si era mai preoccupato molto delle conseguenze che gli potevano portare certi suoi comportamenti e atteggiamenti. Né delle scelte che faceva sull’onda delle emozioni, che erano essenzialmente il suo motore e la sua croce. Quindi una volta si cacciò in situazione davvero incasinata, che alla fine si rivelò più grossa di lui. Fece una pericolosa mistura dei suoi pensieri da pseudo-extraterrestre e delle sue emozioni umane, e ne venne fuori una bomba che gli scoppiò direttamente in faccia. Non ricordo esattamente quanti anni avesse, ricordo solo che era d’estate. Dovette arrivare l’inverno perché potesse riprendersi dal colpo, ma alla fine era molto cambiato di nuovo.

 

Questa volta eravamo tutti un po’ preoccupati, e quindi fui io a chiedere. Mi rispose di nuovo parlandomi dell’asteroide. Mi disse che oramai lui a forza di rifugiarsi sempre più spesso sull’asteroide era diventato un alieno, e che tutte le volte che tornava a terra quella sua parte aliena restava fissa là.  Doveva separarsene, e a lui mancava molto. Mi disse che paradossalmente anche qui lui iniziava a sentirsi un alieno, e non riusciva più a comunicare il suo essere qui tra gli altri. Perché parte della sua voce non suonava. Era via, era là.

La sua vita completamente divisa in due non durò poi così poco. Ma poi infine si disse che non ce la faceva più a sentirsi sempre così. Aveva tenuto duro, ma in realtà senza nemmeno sapere perché.

Quindi tentò un’impresa disperata, una di quelle sue robe da kamikaze. Mi disse : voglio ritornare ad essere uno, voglio l’alieno qui con me, ma non so bene come fare. Proverò a farlo scendere a terra con tutto l’asteroide, non posso fare altro. Io non dissi niente. Lo guardai negli occhi e ci specchiammo nella paura.

Poi fu come vedere una luce fare un taglio nel cielo notturno. Non so quanto durò quel momento, giorni, settimane, mesi, o solo un attimo. Davvero non so. L’asteroide entrò nell’atmosfera e prese fuoco disintegrandosi, lanciando un evanescente e magnifico bagliore che mi rimase attaccato agli occhi. A terra non arrivò che polvere.

 

Quando tutto questo fu finito, tutto inziò ad avere fine.

Ziggy prese ad accentuare alcuni di quelli che erano sempre stati dei suoi vizi ed atteggiamenti strani. Passava ore intere di pomeriggio seduto sul divano a guardare fisso il cielo oppure a dormire, per poi sparire tutte le notti a volte fino quasi all’alba. Nessuno sapeva né dove andasse né cosa facesse. La mattina tardi quando mi alzavo lui ancora dormiva, e trovavo sparsi per casa bigliettini con scritte frasi sconnesse. Una mattina mi disse che la notte andava a cercare qualcuno che avesse un alieno con cui convivere. Ma alla fine tornava quasi sempre a casa da solo.

Fu lì che iniziammo ad allontanarci davvero per la prima volta. Ma in effetti solo in parte. Io sapevo che adesso non potevo seguirlo più, ma allo stesso modo che non potevo staccarmene. Così me ne stetti parecchio per conto mio, e mi gettai tutto a lavorare a una passione che mi aveva preso già da tempo, da quando avevo smesso di studiare, periodo che aveva coinciso con quell’estate in cui Ziggy era stato male.  Mi ero messo costruire oggetti illuminanti con pezzi di cose ormai allontanate e abbandonate dall’uomo. Opere molto materiche. E guarda caso ne venivano fuori lavori che non sembravano molto di questo mondo. Io non me ne resi conto subito, ma ero stato contaminato anch’io dall’asteroide di Ziggy. Quel suo essere materia altra e quel bagliore che infine aveva provocato mi erano rimasti dentro, negli occhi e nelle mani. Ziggy nel frattempo chissà dov’era, ma questa volta ero io che lo portavo con me.

 

Ormai le cose andavano in questo modo da un pò, e io soffrivo molto a vederlo stare così. Soprattutto perchè non potevo fare nulla per aiutarlo, anche se lo volevo con tutto il cuore. Del resto anche a me le cose non andavano bene, non sapevo bene che fare degli oggetti che creavo, e questo mi creava ulteriore confusione. Sentivo però che Ziggy stava peggiorando.

Una mattina di novembre Ziggy non tornò a casa. Lo trovarono seduto su un marciapiede con la schiena appoggiata al muro di una casa, chiuso nel suo logoro capotto grigio. Dissero che era morto di overdose per un cocktail di droga e alcool. Un suo amico mi disse anche che quel giorno era stato licenziato di nuovo da un lavoretto che aveva.

 

Ormai ho perso il senso del tempo. Non so davvero dire da quanto sia morto Ziggy. Quel giorno sono morto un bel po’ anch’io. È stato sconvolgente. Mi è mancato da morire. Avevo sempre pensato che ce l’avremmo fatta tutti, io lui e l’alieno. E anche tutto il resto dell’armata brancaleone che dentro ognuno di noi due si ostinava a portarsi dietro da sempre, un po’ con orgoglio, un po’ con ironia, un po’ con disperazione.

Ho vagato anch’io nei mondi e nei tempi da allora, soprattutto all’interno della mia mente. Finchè non mi perso del tutto, e lì me la sono vista brutta. Anche se ho superato quel momento, in verità non so ancora bene che ne sarà di me e di tutte le mie cose. Almeno finchè non avrò riportato del tutto Ziggy dentro di me, di nuovo vicino a me. Perché senza i lampi rossi e blu che lui lanciava, sebbene si fossero fatti sempre più rari, io non riesco più a vedere oltre, in quell’astratto altrove migliore dove io e lui abbiamo sempre voluto essere, almeno ogni tanto.

Per fortuna sento che lo sto recuperando, che lentamente sta tornando, stavolta forse per sempre. C’è solo una cosa. È che ultimamente comincio io a sentirmi un alieno. E non poco. Ma poi mi dico, ma chissenefrega? Ciao Ziggy.


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| 00:45 | commenti (3)
venerdì, novembre 05, 2004
 

"Scegliete la vita. Scegliete un lavoro. Scegliete una carriera. Scegliete la famiglia. Scegliete un maxi televisore del cazzo. Scegliete lavatrici, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita. Scegliete un mutuo ad interessi fissi, scegliete una prima casa. Scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta. Scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritela con una stoffa del cazzo. Scegliete il faidate e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo d'imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi".

è il mitico inzio di "trainspoitting".
copiancollato per gentile concessione che mi sono preso da solo da lefty333boy.



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| 15:15 | commenti (2)
 

Una diatriba vecchia quanto l'uomo. Io ho l'idea che le cose più importanti capitino per caso. Questa è una cosa che molti non ammettono. Ci vogliono sempre mettere il loro io e la loro volontà. La soggettività è stata una grande fascinazione modernista.  Ma accettare l'esistenza di qualcosa come il destino, da scoprire e seguire, forse è molto più vero. Basta pensare all'amore, per esempio. Allo stesso modo in tutto, l'imponderabilità e il mistero, con il loro alone di sacralità mi hanno colpito forte, alcuni anni fa. E non è un atteggiamento assolutamente religioso. Io sono strettamente ateo. Ma non vedo alcuna contraddizione tra le 2 cose.


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| 14:15 | commenti (4)
 
A volte farsi delle domande diverse aiuta. invece di domandarsi tutti perchè bush è di nuovo presidente forse sarebbe il caso di domandarsi cosa effetivamente sarebbe cambiato se avesse vinto kerry. certo una spruzzata di welfare in più per i poveri americani e una faccia più liberale del dominio globale. il vero potere è in mano ai grandi gruppi economici. nessuno li può scontentare. la politica democratica è stata spossesata da tempo della gestione ed elaborazione collettiva dei fini ultimi dell'agire sociale. in effetti qui si trattava di una riunione condominiale per decidere se ritinteggiare la facciata o meno. lo so che così sembra un pò semplicistico. ma d'altronde a volte c'è una parte della verità che va presa cruda. ancora sanguinante.

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| 13:56 | commenti (1)
giovedì, novembre 04, 2004
 

"Tutti siamo nati matti. Qualcuno lo rimane"

Samuel Beckett




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| 23:59 | commenti (2)
mercoledì, novembre 03, 2004
 
ho cercato nel web una foto di una lobotomia. niente. come ricercatore web sono un disastro. c'è qualcuno che mi può dare una mano?

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| 17:16 | commenti (12)
 

ricordo "teenage lobotomy" un pezzo bello ruvido rozzo e potente (bello ignorante direbbe un mio amico) dei Ramones dei bei tempi. quanto mi piacerebbe che qualcuno ne facesse una sorta di adattamento intolandolo "thirtysomething lobotomy". non c'è un bel gruppeto di punkarollers cattivelli in ascolto? cmq lobotomizzato a 18 anni fai casino, dopo trent'anni fai solo tristezza.


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| 16:08 | commenti (1)
 

guai a chi non persegue la propria purezza con ferocia.

(ignoto)


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| 15:19 | commenti (5)
 
riflessione tirata fuori dal cassetto dei pensieri riposti : circa un anno fa mi hanno regalato il libro "come smettere di farsi le seghe mentali" tra l'altro veniva da uno che se ne faceva parecchie. mi sono quasi incazzato. io diffido fortemente di quelli che sanno come si pensa, finisce che ti dicono anche cosa pensare. sopratutto se l'hanno capito pensando. e poi pentendosi. i pentiti del pensiero, patetici. ho sempre odiato il pentitismo.


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| 00:03 | commenti (1)
martedì, novembre 02, 2004
 

ho raggiunto una piena consapevolezza di un fatto che mi riguarda parecchio: sono un alieno. più probabilmente un meticcio. metà terrestre metà no. la cosa mi ha spaventato un pò, e per quanto in fondo lo sapessi da tempo, tuttora mi lascia un pò scoperto. seguiranno altre spiegazioni in proposito sul perchè e percome. ma il fatto è ormai accertato.


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| 19:14 | commenti (6)
 
la felicità è il rendiconto postumo dell'estasi.

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| 19:08 | commenti (1)
 

un antico proverbio ebraico dice : la vita è uno scrigno, pieno per metà sopra di zucchero, e per la metà sotto di merda. dipende da come ci cadi dentro. se caschi in piedi prima ti mangi tutto lo zucchero, ma poi ti resta la merda. se invece caschi a testa in giù prima ti devi sorbire tutta la merda ma poi ti godi tutto lo zucchero.

in primis a me me pare che la percentuale di merda e zucchero sia alquanto variabile, sopratutto geograficamente. ma a parte questo politically correct pietismo occidentale verso il terzo mondo, cosa che a volte puzza a me stesso un pò di supponenza e presunzione culturale, dico, a parte questo, io la cosa la vedo differente. di più come una torta a strati. inzia con un velo di zucchero, poi un bello strato di merda, poi una spruzzata di zucchero e vai con altro bello strato di merda. così cambia poco come ci cadi.

ma probabilmente non andiamo tutti dallo stesso pasticciere. io ho anche provato a farmela in casa. non vi dico il risultato. sono decisamente più bravo a tagliarmi i capelli da solo. o sarà che c'è un equivoco tra la merda e il cioccolato e o io o qualcun'altro ha preso un'abbaglio clamoroso? chissà, c'è da pensarci. o no? buon cmq appetito a tutti.


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| 17:54 | commenti (2)